Nella grafica la tipografia può essere considerata un’elemento grafico, poichè non è altro che uno dei molti elementi grafici che vanno a comporre l’immagine aziendale, la comunicazione pubblicitaria, il brand.
Insomma scegliere il giusto carattere, o font, può richiedere molto tempo e molti studi ma ogni carattere fa parte di una famiglia ed ogni famiglia ha qualità formali, psicologiche e semantiche differenti. Imparare a conoscerli e distinguerli, ci aiuterà a svolgere un lavoro completo quando progettiamo per qualcuno.
“La bellezza di un carattere deriva da quattro capi: regolarità, cioè una conformità senza ambiguità, una varietà senza dissonanza; nitidezza, derivata dalla perfezione e dalla pulizia dei punzoni; buon gusto, che si attiene alla semplicità e riflette la bellezza dei manoscritti, scritti da una bella penna ben tenuta in mano, degli uomini studiosi, e la grazia, che deve trasmettere l’impegno, la felicità e l’amore dell’incisore.”
G. Bodoni, 1818

Aspetti grafici
La tipografia è importante quindi per qualsiasi progetto di design, nella creazione di un brand forte e un’immagine coordinata coerente.
Oltre a conoscere le categorie e a sceglierle per il giusto contesto, si devono tenere a mente anche altri aspetti.
Allineamento del testo
L’allineamento del testo può avvenire a destra, a sinistra, al centro o essere giustificato.
Spesso viene erroneamente utilizzato l’allineamento giustificato in qualsiasi situazzione ma questa spaziatura non risulta sempre bilanciata, bisogna fare quindi attenzione a prediligere la leggibilità all’aspetto estetico.
Dimensione dei caratteri
La dimensione del carattere dipende sempre dal tipo di progetto e dal supporto in cui verrà letto.
Se prima eravamo abituati allo standart del corpo 9-12 per i testi, oggi bisogna tener conto del web e della visualizzazione dei siti su smartphone, in cui sono preferibili font dai 16 punti in sù.
Spazio bianco

Lo spazio bianco è quello che regola e trasmette il segnale di pausa al nostro cervello, facilitando la lettura ed agevolando la comprensione dei contenuti, siano essi grafici o tipografici. Lo spazio vuoto comunica e nella grafica è lo spazio bianco tra gli elementi a fungere da spazio vuoto e a guidare l’attenzione di chi guarda verso testi ed immagini. Le aree bianche sono fondamentali per dare risalto agli elementi e conferire leggibilità. Spesso si tende a sovraccaricare di informazioni lo spazio incorrendo poi nell’effetto contrario a quello desiderato e si genera caos.
Più spazio bianco circonda il contenuto, maggiore sarà la percezione di chi osserva di quel determinato contenuto rispetto al resto della pagina.
Gerarchia tipografica
L’obiettivo della gerarchia è ordinare bene i concetti e migliorarne così la fruizione. Per farlo si ricorre all’uso di livelli che vanno a regolare l’importanza e l’ordine dei testi.
Livello primario: viene riservato ai titoli, è la parte di testo che si nota più facilmente nella pagina, deve avere la dimensione più grande e solitamente ha anche colori più brillanti rispetto agli altri livelli.
Livello secondario: è quello di sottotitoli, citazioni ed altri blocchi di testo separati dal contenuto principale. Si nota meno del titolo, ma più del contenuto. Possiede caratteristiche abbastanza discrete, ma i suoi elementi si distinguono per dimensione e colore.
Livello terziario: è il contenuto principale, il corpo della pagina. Il suo testo deve essere semplice, scorrevole, leggero e non vistoso. L’obiettivo degli altri livelli è attirare l’attenzione, mentre lo scopo di questo livello è incoraggiare il lettore a immergersi nel testo. Devono esserci poche distrazioni, solo gli elementi adatti a favorire la scorrevolezza e la lettura dei contenuti.
Caratteri e font

I caratteri sono, nella grafica, nella tipografia e nell’editoria, come i mattoni nell’architettura, gli atomi nella fisica o i numeri nella matematica. Un insieme di caratteri studiati in modo coerente, secondo gli stessi principi formali, secondo la stessa coerenza visiva e di significato, forma un carattere tipografico.
Quindi, ad esempio, la lettera “A” è un carattere. Questo carattere a sua volta può essere composto da diversi glifi, come A, a o à, che saranno quindi glifi dello stesso carattere e dello stesso carattere tipografico.
Il font è il mezzo che permette di applicare un carattere. Ad esempio Garamond è un carattere, il file garamond_semibold.otf è un font.
Le categorie principali di font sono due: Serif e Sans Serif.
Serif
Serif significa grazia e le grazie sono quegli allungamenti, solitamente ortogonali che si trovano alle estremità del carattere. Vengono utilizzate per rendere il carattere più elegante, più aggraziato e per aumentarne la leggibilità.
Le sottocategorie dei serif sono i lapidari, i veneziani, i transizionali, i bodoniani e gli egiziani.
Lapidari
Nascono dal cosiddetto carattere lapidario romano, una forma di scrittura di epoca latina in cui le grazie erano funzionali a una più facile incisione del carattere sulla pietra.
Questi caratteri si riconoscono dalle grazie triangolari che terminano con una punta di 30 gradi, rispetto alla base che appare completamente piatta e formano un angolo acuto con la linea di base.
Veneziani
I veneziani sono la seconda categoria procedendo in ordine storico. Si chiamano così perché nascono a Venezia verso il 1450, dove i primi stampatori disegnavano ed incidevano con il bulino (scalpello con punta in acciaio).
Hanno l’altezza dell’occhio del font relativamente piccola, un basso contrasto tra linee spesse e sottili, aste trasversali inclinate nella “e” minuscola e un colore molto scuro, inteso come l’effetto generato dalla densità dell’ inchiostro stampato.
Transizionali
I Transizionali sono chiamati così perché storicamente si collocano tra i Romani antichi e i Romani moderni, il capostipite di questa categoria è stato il Baskerville nel 1757, il più famoso oggi è Times New Roman. I font transizionali furono fortemente caratterizzati dall’approccio illuminista di rigoroso ordine. Infatti cercavano di allontanarsi dalla scrittura manuale dando maggior precisione ai segni grafici.
Si differenziano dai romani antichi grazie a forme più geometriche, a un contrasto maggiore tra aste verticali e orizzontali, da grazie più appiattite e da un allineamento più verticale negli occhielli delle lettere.
Bodoniani
Tra fine ‘700 ed inizio ‘800, arrivarono i bodoniani, il nome deriva dall’omonimo font, in inglese e francese vengono detti anche didoniani (dal font Didot).
Proseguivano nella ricerca di geometricità iniziata dai font transizionali e dal Baskerville. Hanno un passaggio molto marcato tra aste verticali e orizzontali e possiedono grazie molto fini e sottili che formano angoli retti con le aste.
Egiziani
Furono chiamati così perché all’epoca (nei primi decenni dell’800) l’antico Egitto era moto di moda grazie alle esplorazioni e scoperte di Napoleone e i tipografi decisero di utilizzare un termine che all’epoca era sulla bocca di tutti.
Gli egiziani si sono diffusi grazie alle crescenti necessità creative dell’advertising che si stava sviluppando in quegli anni.
Sono caratterizzati da un utilizzo estremo del contrasto e dall’utilizzo di grazie perpendicolari e molto sottili, caratteristiche che servono a catturare l’attenzione ma non a garantire la leggibilità.
Sans serif
In italiano si chiamano caratteri a bastoni o lineari.
I linari nascono in Inghilterra durante l’ottocento, parallelamente ai font Egiziani e inizialmente vennero usati con gli stessi scopi: pubblicità, industria e per distinguersi. Sono i caratteri di concezione più moderna e lo spessore delle aste è uniforme. Si dividono in tre sottocategorie: grotteschi, neo grotteschi e geometrici.
Grotteschi
Il motivo di questa denominazione deriva proprio dalla parola italiana “grottesco”, per indicare qualcosa di mostruoso o di aberrante. Questi caratteri sono caratterizzati da: asse verticale delle lettere e forma tendenzialmente squadrata delle curve, scarso (ma presente) contrasto visivo, G maiuscola caratterizzata da uno spuntone che genera la forma di una freccia, g minuscola caratterizzata dalla presenza dell’occhiello inferiore e/o una R con la gamba incurvata.
Neo-grotteschi
Si tratta di quei font che hanno le stesse caratteristiche dei font grotteschi di fine ‘800 ma sono sviluppati a partire dal Secondo Dopoguerra, rispondendo alle esigenze del moderno graphic design e del crescente mondo digitale.
Gli esempi più famosi sono l’Univers e l’Helvetica (entrambi nati negli anni ’50 in Svizzera).
Si distinguono dai classici grotteschi per alcuni dettagli come una maggior geometricità, una g minuscola senza l’occhiello inferiore e la presenza di numerose varianti di peso, strutturate all’interno di una famiglia di font.
Geometrici
Negli anni ‘20 e ‘30 nascono i sans serif geometrici, spinti dalle rivoluzioni artistiche nate attorno alla scuola del Bauhaus e a movimenti come il De Stijl olandese.
Tra tutti i caratteri geometrici, non si può non citare il più famoso di tutti, quello che, ancora oggi, è tra i caratteri più amati: il Futura, del tedesco Paul Renner. Creato nel 1928, si basa sulle tre forme geometriche di base: il cerchio, il quadrato e il triangolo.
Altre categorie
Oltre a serif, sans serif e alle loro sottocategorie, esistono altre famiglie di caratteri.
Gotici
I gotici imitano la scrittura degli amanuensi, effettuata con l’inchiostro e la penna d’oca. Le forme sono molto angolate e oggi le troviamo piuttosto faticose da leggere per questo non vengono più usati da nessuna parte, se non per casi particolari o per decorazioni. Un uso che tuttavia è rimasto è quello dell’utilizzo di caratteri gotici per le testate e i loghi dei quotidiani.
Ornati
Sono caratteri decorati, di solito sono presenti solo le lettere maiuscole, utilizzate magari come capolettera. Sono quei caratteri che hanno decorazioni e ombreggiature molto accentuate. Spesso utilizzati in sostituzione delle miniature amanuensi, presentano svolazzi, figure umane e floreali e sono poco leggibili.
Script
Si tratta di caratteri che sostanzialmente simulano la calligrafia e la scrittura manuale. Sono decorativi, esprimono grazia, eleganza e il più delle volte fantasia. Sono generalmente poco leggibili e da usare solo in casi particolari.
Le forme di questi caratteri sono realizzate con diversi strumenti di scrittura come penna e pennino, pennarelli, matite, pastelli e pennelli.
Fantasia
Trovaimo raccoloti in questa categoria tutti quei font che non è possibile catalogare nelle altre. Sono tutti quei font in cui ci sono caratteri che ricordano particolari oggetti o sono carichi di dettagli.

